domenica 9 gennaio 2011

*AmOr Ke a NuLlO AmAtO aMaR pErDoNa*... e a Dante cominciarono a fumare le orecchie


Buon Anno!
Ho fatto passare le feste, ho dato il benvenuto a questo 2011...e finalmente torno a scrivere! Mi sei mancato blog!

E torno parlandovi di un tema abbastanza complesso: condividere, o meglio, RUBARE in rete... è giusto? Qual'è la differenza tra rubare e condividere? E come cavolo mi è venuto in mente di parlarvi di questo?

PROLOGO: Qualche giorno fa, mi ha scritto su FB uno dei moderatori del forum che amministro (voce fuori campo "Amministri un forum?? Perdincibacco!" Ebbene sì, un forum, questo per l'esattezza...poi ve ne parlerò!) e mi informava che una delle sue recensioni era stata...rubata.
Questa mattina invece, sempre su FB, mi sono imbattuta in un link ad un blog in cui si denunciavano altri "furti".

Ma è corretto parlare di furto?

Quanti di voi hanno condiviso immagini, frasi, aforismi, pensieri, opere d'arte, musica e quant'altro? Avete sempre citato le fonti? Oppure avete (in)elegantemente omesso fonti e autore e, in più, avete fatto passare "casualmente" il file/riproduzione digitale come opera vostra? oppure ancora, siete stati vittime di un simile comportamento?

Mettiamo in ordine le cose.
Per cominciare, sarebbe giusto cercare di dare una risposta alla domanda: Qual'è la differenza tra rubare e condividere?
Condividere in rete è la cosa più facile di sto mondo: basta prelevare un qualcosa da qualche altro dominio virtuale e riportarlo in un altro. Su Facebook esiste addirittura un pulsante per velocizzare questa operazione (che ti permette di condividere link o immagini da una bacheca ad un'altra...lo dico per chi non fosse avvezzo).
Questa operazione semplice e apparentemente innocua, diventa furto dal momento in cui non si cita l'autore e si spaccia il lavoro altrui per nostro. Ignobile! dirà qualcuno...Certo, lo è, come lo è un qualsiasi furto perpetrato nel mondo reale.
Condividere non è solo facile ma è bellissimo: finalmente è venuta a crearsi una forma di pubblicità completamente gratuita e SANA. Ma lo è soltanto se si rispettano delle semplici "norme" non giuridiche, ma della buona educazione. Sì, perché capita spesso che la condivisione sia maleducata! Io stessa sono stata spesso una maleducata del web. Lo si diventa quando si condividono cose senza citare fonti e autori, e questo stesso blog è pieno di immagini prive di notizie sulla fonte e sull'autore. Non è furto perché non si cerca di spacciare il lavoro altrui come proprio, non c'è malafede ma si commette "uno sgarro" nei confronti di chi è invece autore, "mamma" o "papà" di quella cosa che noi condividiamo. A volte è assolutamente impossibile risalire alla VERA paternità, soprattutto quando si tratta di immagini fotografiche o elaborazioni digitali non firmate. Ma se tutti noi ci sforzassimo di citare almeno la fonte da cui abbiamo prelevato l'immagine, contribuiremmo a "educare il web", o perlomeno potremmo con diritto far parte della "parte educata" della ragnatela.

Essendo anch'io un'autrice, anche se in modo un pò diverso, capisco il rammarico di chi vede la propria "opera" (qualunque essa sia) nelle mani di qualcun'altro che se ne prende il merito (a volte soltanto per una manciata di "mi piace" su feisbuc). So cosa vuol dire "dare alla luce" qualcosa, so cosa significa metterci impegno... ma per me è facile tutto sommato ribadire e rivendicare la paternità delle mie opere, perché ciò che si trova in rete sarà sempre e solo la riproduzione digitale dell'originale che posseggo io (e tutti sappiamo bene che è soltanto davanti ad esso che l'aura si sprigiona....ok, leggetevi Benjamin XD)... Per gli scritti, soprattutto se l'originale è esso stesso una riproduzione digitale in rete, condivisibile quindi con un semplice copia-incolla, è assolutamente diverso! Provateci voi (e nel mio piccolo l'ho fatto) a tenere un blog e scrivere (ma attenzione, scrivere bene!), impegnarsi a confezionare qualcosa che sia gradevole e accattivante, che suggerisca emozioni. Non è per niente facile ed è assolutamente degno di stima, come del resto ogni altro talento. E' brutto quindi vedere il risultato del proprio impegno come frutto del genio di qualcun altro.
Come ha detto m.s. in un commento alla pagina di cui parlavo sopra, "in fondo, le parole che scrivi, nonostante tutto, tu non le possiedi mai davvero: una volta che le lasci libere, fanno cose che non ti puoi davvero aspettare"... è assolutamente vero, certo! E' questa la bellezza delle parole, sono libere da vincoli. Ma non significa che un'insieme di parole non possa essere un prodotto confezionato e che l'impegno per farlo non debba essere riconosciuto. Io credo sia un atto dovuto. E, attenzione, mi riferisco a quei testi copiati e incollati pari pari, non a qualcosa che "si somiglia".

Riguardo ai fatti del prologo: alla fine le persone del blog che hanno "preso in prestito" la recensione del moderatore di cui vi parlavo , si sono scusate e hanno corretto la mancanza delle fonti. La pagina blog di cui parlavo invece ve la linko qui, perché è una "preghiera di diffusione" molto attenta e lucida.
In realtà, sembra che questo tema stia a cuore a moltissimi abitanti della rete, e forse finiremo tutti col dire le stesse cose..ma almeno è un passo avanti parlarne, no?



E l'immagine che ho usato in apertura invece arriva da un sito curiosisimo: http://writtenremains.altervista.org/2010/07/rubare-le-piante/
Vi consiglio di visitarlo, ci sono cose che fanno pisciare dal ridere ;)

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