sabato 29 gennaio 2011

Immagini sfocate di un futuro che arriverà...forse...o forse no!


Vi verrà da ridere ma...anche questa volta, lo spunto per questo post arriva da Facebook. O meglio. Il social network medesimo è sempre e solo un tramite per scoprire altro e lo ringrazio di questo (più che altro ringrazio di avere tra gli "amici" anche gente intelligente).
Questa volta sono giunta sulle pagine del blog di Torto45 e ho trovato un articolo già condiviso nella rete da moltissimi.
L'ho letto.
L'ho trovato giusto.
Mi ci sono immedesimata nonostante i miei quasi 25 anni e la mia quasi nulla esperienza di vita nel lavoro.
E voglio quindi condividerla io stessa.


"Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo. Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ’60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”. Torto O.G."

Al momento noi siamo nel difficile ruolo dei "giovani d'oggi". I "grandi" hanno sempre criticato i più "piccoli" da che mondo è mondo. Oggi però questi non si rendono conto che noi dobbiamo fare i conti con un'eredità tutt'altro che facile. O forse se ne rendono conto ma non possono fare niente per cambiare la situazione. Anche se, in realtà, basterebbe che la smettessero di paragonarci a loro quando erano giovani. Perché quando certa gente, che ora è sui 50 o 60, era giovane, le opportunità per costruire un futuro erano ben altre.
Tant'è che, per colpa di taluni e tal'altri e delle loro speculazioni, ci siamo ritrovati oggi a dover combattere con una crisi di proporzioni mondiali. Possono dire lo stesso quelli che hanno cominciato a costruirsi un futuro negli anni '70/'80/'90?
Nel momento storico in cui ci troviamo, la cosa più ambita da tutti è la stabilità, soprattutto economica, perché sta effettivamente alla base delle nostre vite e in questo periodo è davvero a rischio. Mi viene in mente la teoria di Marx riguardante la struttura e la sovrastruttura della società, perché la situazione attuale (come succede in ogni periodo di crisi e/o recessione) non fa altro che sottolineare l'importanza della struttura (appunto) economica della Società, consolidando quindi la teoria del filosofo del comunismo.
Tale Società, intesa in particolare come contemporanea e occidentale, è nuovamente in uno stato di precariato impressionante, a causa della crisi economica mondiale, il cui effetto più preponderante è la crescita della disoccupazione e della "mobilità" (chiamiamola così).
Con un lavoro "a scadenza" o inesistente viene a mancare quella garanzia necessaria per poter pensare al futuro: non puoi fare progetti di nessun tipo, non puoi permetterti di consolidare nulla, men che meno la tua situazione economica.
Per noi "giovani d'oggi" questo significa non potersi neanche permettere un futuro.
Senza un lavoro non si va proprio da nessuna parte.
E' insindacabile quanto sia difficile oggi trovare un impiego stabile.
Fantascienza, se si vuole trovare "il lavoro dei sogni", magari ben retribuito.
Bestemmia, se si desidera di mettere in piedi un'attività.
A meno che non si abbia avuto la fortuna di aver trovato un lavoro subito dopo la laurea (o, più precisamente, essere stati raccomandati per trovarlo), ci si trova in quel limbo indefinito dentro cui aleggia un sentimento di delusione demoralizzante, dal cui interno si osserva un futuro sempre più vago, come se fossimo immersi in acque torbide.

A volte, in questo stato di cose, ci si arrende ancora prima di cominciare a cercarlo un lavoro e , quindi, si fallisce in partenza. Dobbiamo entrare nell'ottica che non si può più pretendere di trovare un lavoro appagante e ben pagato; dobbiamo accontentarci e, nel contempo lavorare per realizzarsi come persone. Facilissimo a dirsi, difficilissimo a farsi.

Dobbiamo rimboccarci le maniche.

Non credo che andare all'estero risolva il problema... semplicemente, ce ne laveremmo le mani.
Cominceremmo da un'altra parte e qui andrebbe sempre peggio. Forse, l'unico modo per salvare l'Italia è semplicemente riprendercela, mandando "a casa" tutta la classe politica odierna e con loro, magari, anche quella dirigente....

Rimane solo un dubbio...saremo noi in grado di non farci piegare dall'arrivismo?

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