lunedì 26 marzo 2007

300 - dalla mano di Frank Miller alla regia di Zack Snyder


" questa non è pazzia...questa è SPARTA!"


Non ha la pretesa di essere un film storico. Non è “Troy” che pretendeva di essere legato all’Iliade di Omero (fallendo miseramente per errori nella sceneggiatura voluti e/o obbligati). Non parte con l’idea di voler essere la trasposizione cinematografica di ciò che realmente accadde nel 480 a. C. al passo delle Termopili. Tutt’altro! L’opera diretta da Zack Snyder ha invece un altro scopo: tradurre in linguaggio cinematografico un’opera a fumetto. Ed è proprio quello che ha fatto: grazie alla sua regia, all’aiuto di non una ma ben dieci case di produzione di effetti speciali ha potuto dar vita (nel vero senso della parola) all’opera di Frank “sin city” Miller.
Il film ,come dicevo, abbandona la ricerca del reale, per rifugiarsi nel sogno, nella visione. Cerca la poesia e il simbolismo. La storia appare narrata in modo dinamico e profondamente di parte: lo spettatore è chiamato a combattere con i 300 spartani che, pur andando in contro alle loro stesse leggi, si parano (si stagliano, come una montagna) contro il pericolo imminente. Non possiamo fare altro che stare dalla parte di Leonida e odiare i suoi nemici. Siamo con lui per tutta la durata del film e con lui proviamo il freddo della solitudine e della neve (quando da giovane si sottopone alla sua “iniziazione”), respiriamo la polvere, assaggiamo il sangue nemico nella battaglia.
Visionario nell’insieme proprio come il graphic novel di Miller. Il film appare diviso “cromaticamente” in due tempi: quello iniziale dove c’è una predominanza dei toni freddi e quella centrale-conclusiva dove prevalgono toni cupi, polverosi (persino l’oro, se pur luminoso appare immerso nella polvere). Toni grigi, celesti, cerulei ma sempre cupi accompagnano il nostro eroe nell’abbraccio carnale con la moglie, l’ultimo, e nella visione della trance dell’oracolo (scena girata magistralmente in acqua poi rimontata grazie alla grafica computerizzata, altrettanto magistrale);Toni scarlatti, rosso cadmio, tinte brune si mescolano al bronzo, e si scontrano contro l’armata nera e d’argento degli immortali (che nelle armature e nelle armi ricordano i samurai giapponesi e nelle maschere la tragedia greca e il teatro kabuki).
Il linguaggio cinematografico è stato utilizzato al meglio: hanno saputo, in questo caso, tradurre in modo ottimo le tavole di Miller dal tratto quasi espressionista (alcuni critici ci vedono un po’ di Oscar Kokoschka) e l’atmosfera cromatica di Lynn Varley. Non ha fornito il fumetto della tridimensione, non solo: ha bucato la prospettiva, l’ha resa quadrimensionale (perché ricordiamo anche la dimensione psicologica e sensoriale). In questo caso l’effetto speciale è basilare: alcuni registi si avvalgono dell’effetto speciale per far fronte alle pecche del film (vedi Eragon) ma in questo caso sono parte integrante, è un mezzo che si riscopre, non soffoca la narrazione ma fa parte di essa. I mac hanno avuto un ruolo fondamentale ma, come qualcuno ama ricordare, deve esserci un artista dietro ad un mac per fare un capolavoro.
Colonna sonora: arie epiche, basi orchestrali, cori che sembrano venire dal cielo e quel pizzico di metal che non guasta mai, che carica gli animi! Non esagerato, ben azzeccato.
VOTO: 9 (Ma solo perché si può sempre fare di meglio)


Considerazioni personali: l’unica pecca che ho potuto riscontrare nella sceneggiatura e nel dialogo tra Xerxes e Leonida… forse troppo lungo, la gente si distrae (soprattutto quando Xerxes mette le mani sulle spalle di Leonida e dice “non è delle frustate che hanno paura… c’è stato un coro di risate nel cinema)… tolto questo, perfetto!
Riguardo il doppiaggio… tutti i film devono scontrarsi con questo…non resta che vedersi il film originale con i sottotitoli (per chi come me nn sa una sega d’inglese)…tutto sommato ho potuto apprezzare “300” anche così!

andatelo a vedere ^ ^

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