
« Egli era per così dire tutto impregnato d’arte […]. Dal padre appunto ebbe il culto delle cose d’arte, il culto spassionato della bellezza, il paradossale disprezzo de' pregiudizi, l'avidità del piacere. […] fin dal principio egli fu prodigo di sé; poiché la grande forza sensitiva, ond’egli era dotato, non si stancava mai di fornire tesori alle sue prodigalità. Ma l’espansione di quella forza era in la distruzione di un’altra forza, della forza morale che il padre stesso non aveva ritegno a reprimere. [...] Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: bisogna fare la propria vita come un’opera d’arte. Bisogna che la vita d'un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. »
(G. D'Annunzio, Il piacere, libro I, cap. II)
...preso pari pari da Wikipedia (lungi da me sembrare una donna di cultura...)
Per quanto io detesti cordialmente D'Annunzio, mi è balenato nella mente il ricordo del suo "Il Piacere", o per lo più, di una frase in particolare sulla vita come opera d'arte. Vivo uno stato di rivoluzione ma nello stesso momento è anche, paradossalmente, fase di stallo... Possibile che io abbia accantonato i miei sogni di gloria? Possibile che mi si riduca a vivere la vita come una banale successione di giorni tutti uguali, condita dai soliti impegni e le solite facce scialbe?
I'm ordinary person...Really??
ps: mi sono iscritta ad un corso d'inglese!
4 commenti:
Mi sembra una buona idea.
Lesson uàn: I'm an ordinary people, per esempio.
L'equivoco che per fare l'artista si debba vivere una vita da artista, bah, mi convince poco.
E c'è un sacco di gente che ha timbrato il cartellino tutta la vita ed è stata un artista lo stesso.
(A Genova adesso c'è una mostra di VanGogh - c'è anche il plastico di casa Monet, che potrebbe far riflettere)
XDDD grazie per la lesson uan XD
Sempre detto che sono negata per le lingue!
Ad ogni modo, purtroppo non si tratta solo di vivere o meno una vita da artista quanto piuttosto una vita che sia soddisfacente... Purtroppo chi diventa artista, lo diventa con la pensione qui in Italia, quando ancora si poteva sperare in una pensione... adesso noi giovani a cosa possiamo aspirare? Forse è arrivato il momento di prenderci quello che ci spetta, senza aspettare che ci regalino qualcosa!
É una cosa che mi spaventa, un po'.
Questo sentimento diffuso di avere 'diritto' a qualcosa nella vita.
Come se fosse una cosa automatica, indipendente dalla realtà.
Dal operaio alla signora in pelliccetta che non vuole rinunciare all'antipastino di pesce per Natale nonostante la crisi.
Era, è e sarà sempre che ognuno ha grossomodo ciò che gli spetta.
Con gli alti e bassi ciclici in cui per un certo periodo qualcuno può tagliarsi una fetta più grossa della torta di quella che si merita e cerca continuare a tagliarla così finché qualcuno non lo becca.
A me spaventa che, oggi, tutti guardano solo la fetta del vicino e dicono che è troppo grossa e dovrebbe regalarne un po' a loro, ma nessuno fa il conto di quanto sia grande in totale da torta da dividere (e contare quanti canditi sono stati già mangiati prima ancora di impastarla, la torta).
Non ti sembra però che ci siano persone che, indipendentemente dalle loro capacità, hanno più di quello che si meritano? a volte, vedendo certi casi, mi sembra si tratti di ladri (di torta...appunto!)
ps: auguri in ritardo :)
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