La mattina dopo, domenica, abbiamo deciso di visitare Shibuya. Non prima però di aver visto... Harajuku!
Per un cosplayer, la stazione di Harajuku e soprattutto il ponte nei pressi, è la Mecca: ogni fine settimana ragazzi e -soprattutto- ragazze mettono via l'ordinaria divisa scolastica o il completo da impiegati per trasformarsi in esseri particolari, strani e colorati. Si possono incontrare personaggi di anime e manga in carne e ossa, o ragazzi/e che indossano i panni dei loro idoli J-pop o J-rock; tante ragazze si trasformano in gothic lolita (e nelle diverse declinazioni), altri ancora creano il proprio stile e lo trasformano in qualcosa di unico, detto poi Harajuku Style. Non a caso, Harajuku è la culla degli stili più innovativi e delle mode d'avanguardia.
Anche se non si è appassionati di cosplay, vale comunque la pena almeno una volta nella vita farvi pellegrinaggio.
Partiamo dopo la colazione take-away da Starbucks (diventata un'abitudine di questo viaggio), prendiamo la metro fino a Hibiya e cambiamo per raggiungere la fermata Meiji-Jingumae.
Naturalmente, ho pensato di sfoggiare una tenuta che si adatti al luogo, senza esagerare (io ci volevo andare in cosplay!! ma Vale non ha mica voluto ç_ç).
Usciamo dalla stazione e riusciamo a scorgere il primo ciliegio del viaggio! ----> nota importante!
Sul famoso ponte però nessuna traccia di cosplayer :(
Eppure il posto è senz'altro questo! Non posso sbagliarmi!
Evidentemente il popolo di Harajuku non è troppo mattiniero... Decidiamo quindi di proseguire e di tornare in seguito...
Ammiro ancora il ponte e passiamo oltre, verso il parco di Yoyogi che ospita il Meiji Jingu, tempio eretto per le anime dell'imperatore Meiji e di sua moglie, distrutto durante la seconda guerra mondiale e poi risorto negli anni '50.
Ci lasciamo alle spalle la città e ci addentriamo in un oasi di pace quasi irreale: nonostante la città sia a pochi passi dietro di noi, il silenzio ci abbraccia. L'unico rumore è prodotto dalla ghiaia sotto le nostre scarpe. Oltrepassiamo il grande Torii e ci immergiamo totalmente nel parco.
Camminando avvistiamo, sulla destra, grandi botti di sakè* e sulla sinistra botti di...vino francese della Borgogna.............................
Vino francese? Che c'azzecca il vino francese?? Sarà forse stato donato anch'esso al tempio? Mah...
Continuiamo a percorrere la via del parco fino a che non avvistiamo il solito negozio di souvenir (anche se in realtà si dimostra da subito essere molto più interessante dei nostri). Dopo gli acquisti di rito, proseguiamo con il giro turistico.
In lontananza intravediamo il grande tempio.
Varcato quello che sembra a tutti gli effetti un ingresso, veniamo abbracciati dal porticato e ci immergiamo completamente in un'atmosfera particolare. Il Meiji Jingu è uno dei più grandi templi shintoisti di Tokyo. Dev'essere un giorno di festa perchè avvistiamo diverse donne con il vestito tradizionale, il kimono. All'interno del tempio, intravediamo delle vere miko** , con la loro veste tradizionale, il Chihaya. E sempre di più mi rendo conto che il Giappone nei manga rappresenta soltanto se stesso, non un mondo fantastico (come invece appare a noi occidentali, abituati ad un mondo completamente diverso).
Vedo per la prima volta l'interno di un tempio e l'attimo dell'offerta, della preghiera e del ringraziamento alla divinità. Tutto intorno a me è...ispirante. E' un'atmosfera difficile da spiegare...
Riusciamo ad avvistare persino una coppia di neo sposi in abiti tradizionali intenti a fare il servizio fotografico (ecco spiegati i kimono di alcune donne)!
Dopo questa immersione mistica, continuiamo il giro nel parco e arriviamo in una zona più aperta, in cui famiglie e compagnie di amici fanno il classico pic-nic, tutti armati del proprio bento, versione giapponese del nostro "pranzo al sacco"***, e questo ci ricorda che è venuta l'ora di nutrimento anche per noi!
Nei pressi, troviamo una serie di rivenditori ambulanti e io non mi lascio scappare l'occasione di assaggiare il famosissimo Nikuman (solo chi ha letto Ranma 1/2 può capire), da un rivenditore ambulante giapponese al 100%. Il nikuman si presenta sotto l'aspetto di un panino a forma di raviolone gigante schiacciato e ospita un ripieno di carne...se vi capita, mangiatelo, è buonissimo!
Sulle rive del lago (sì, perchè c'è anche il lago), dei ragazzi provano coerografie tra gli applausi dei sostenitori...nel mentre avvistiamo alcuni corvi davvero enormi °____° che, tra l'altro, emettono davvero QUEL suono (Ba-Ka, Ba-Ka)****!!
Continuiamo il giro turistico nel parco, che si rivela essere davvero immenso, fino ad arrivare su una via asfaltata dove sta svolgendosi un mercatino, nei cui banchi vediamo solo oggettistica e mangime...per cani!! Un cartello ci spiega che è in corso il "Wanwan Carnival"*****, manifestazione in onore del cane. Nella totalità dei passeggini che ho visto in questa occasione, il 99% era abitato da un cane (piccolo, naturalmente)...una delle stranezze giapponesi che mi porterò nei cassetti della memoria...
Più avanti vediamo altri banchetti, questa volta di cibo per gli umani e non ci facciamo scappare l'occasione di assaggiare un altro manicaretto tradizionale: l'okonomiyaki! E' un impasto di foglie di cavolo, acqua, farina e uova e può essere saltato assieme a carne e/o verdura e si cucina sul teppan, una piastra. Viene servito con la tipica salsa okonomiyaki, la maionese e il Katsuobushi, le stesse scagliette di tonno essiccato sui takoyaki. Il nome okonomiyaki お好み焼き significa letteralmente "cucina ciò che vuoi", quindi al suo interno può esserci davvero quello che vuoi :)
Dopo essere arrivati alla fine della strada, ci rendiamo conto di aver toccato un confine del parco e decidiamo quindi di tornare sui nostri passi, verso Harajuku: riusciremo a vedere il suo popolo?
Veniamo parzialmente accontentati quando, ancora nel parco, vediamo due bande in stile rockabilly ballare canzoni degli anni '80 (!?!), fasciati in pantaloni di pelle da morire dal caldo.
Finalmente sul ponte riesco a scorgere qualche sweet loli e gli immancabili fotografi. Noto una cosa parecchio strana: sembra che le sweet in questione non vogliano essere fotografate... pensavo che facesse parte del gioco...
Mi trovo sul ponte che ho sempre sognato vedere vestita per l'occasione...posso davvero permettermi di non avere almeno una foto ricordo? Assolutamente no!
Mi metto in posa vicino ad una colonna del ponte e mi faccio fotografare da Vale.... e succede ciò che non avevo assolutamente previsto: il fotografo ignora le "sue" sweetloli e comincia a fotografare me! Il tipo diventa leggermente insistente mentre mi chiede come mettermi e come non mettermi ma per fortuna vengo salvata dal mio cavaliere, che mi porta via (non prima di ricevere un adesivo a cuoricino dal tipo...mi chiedo ancora oggi cosa possa significare XDDD).
Ci lasciamo quindi il ponte e la stazione di Harajuku alle spalle per partire alla volta di Shibuya, il quartiere della moda e dei ggiovani! Per strada riuciamo a beccare qualche altro esponente del popolo di Harajuku (tipo, una banda di coloratissime e lampadatissime ganguro ).
La via che percorriamo è disseminata di negozi di abbigliamento e musica e l'atmosfera è molto più occidentale. Ma non sono i negozi il nostro obiettivo (anche se non ci risparmiamo una visitina da Uniqlo): vogliamo arrivare davanti alla statua di Hachiko *_______*!
Dopo parecchio girovagare, veniamo colti da mancanza di caffeina (che tragedia essere italiani), decidiamo quindi di fermarci un momento in quel di Starbucks e, cartina alla mano, cercare di capire dove siamo. Nel locale, davanti ad una bronza di acqua e caffè (maledetti americani!!), guardiamo la guida e la cartina per capire dove andare una volta usciti. Scorgiamo, nel tavolo vicino al nostro, una signora fare ripetizioni ad un'altra (o almeno, questo sembrava)... Perchè quindi non chiedere a lei?
Premessa: io sono la negazione fatta persona in fatto di lingue, in particolare nell'inglese. Mi butto comunque ma solo quando anche Valentino (che non sa l'inglese ma non è una testa vuota come la sottoscritta) si avvicina riusciamo a capire dove andare, usciti da lì.
Con le indicazioni delle due gentilissime donne, riusciamo a raggiungere la stazione di Shibuya e il famoso incrocio, in cui i pedoni attraversano tutti insieme da tutte le direzioni e trovare finalmente la famosa statua.
Si fa ormai sera e torna la fame. Ci mettiamo quindi di nuovo in marcia in questo che sembra quasi un tour culinario.
Obiettivo: Ramen!!
Lo troviamo in un ristorante tipo-catena davvero spassoso, in cui camerieri e cuochi urlano e fanno casino. Per chi se lo chiedesse, il ramen è costituito da spaghetti cinesi di grano in brodo, verdure miste, carne e uova (più altri condimenti/decorazioni come il famoso naruto******). In Italia non si trova in tutti i ristoranti orientali, anche se il piatto è di origine cinese. Lo si trova spesso liofilizzato, in particolare in occasione delle fiere del fumetto. Ve lo dico però quello non è il vero Ramen..non sono nemmeno parenti!
La particolarità di questo ristorante è l'ordinazione: si fa tutto tramite una macchinetta situata all'esterno (o all'interno) del locale tramite cui si ordina dalla porzione principale (il ramen) alle aggiunte. L'ordinazione appare quindi alla cucina digitalmente e dalla macchinetta vengono emessi degli "scontrini" per il cliente. Ordinare è quindi facilissimo, anche perchè ogni pulsante ha l'immagine del piatto (fondamentale per chi non conosce il giapponese).
Anche le bevande si possono ordinare così anche se l'acqua o il tè verde vengono serviti ugualmente al tavolo.
Finalmente soddisfatti, imbocchiamo la via di "casa".
Sulla strada, prima della stazione della metro, scorgiamo qualche ristorante italiano e la cosa non ci dovrebbe sorprendere più di tanto... se non fosse per i nomi!! Evidentemente i giapponesi hanno una passione per le frasi italiane tradotte alla lettera o per il suono di alcune parole, indipendentemente dal loro significato.
Quindi capita di vedere una trattoria in cui si serve del pesce chiamarsi "Trattoria di Pesce Pappare Italia), o ancora un ristorante di nome "Capra Ciccio"...
I giapponesi sono fantastici!
Ecco come concludere in modo fantastico una bella giornata... ridendo!
to be continued...
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*per chi non lo sapesse, il sakè è una bevanda liquorosa ottenuta mediante la fermentazione del riso. E' chiamata anche Nihonshu, letteralmente "vino giapponese", anche se, come preparazione, è più simile alla birra.
** miko = sacerdotessa, il plurale rimane invariato
***In realtà il bento (obento; べんとう ; 弁当) è molto di più. Tutti, dallo studente all'impiegato hanno il bento come pranzo: si tratta di scatole porta-pranzo comprate al supermercato o preparate in casa la sera (o la notte prima), contenente riso, pesce o carne, verdure... il tutto preparato avendo enorme cura della dispozione dei singoli elementi. Per farsi un'idea, vi rimando qui (è una pagina in inglese, molto più esplicativa di quella italiana)

****baka = stupido/cretino. Il corvo appare in molti manga per sottolineare un momento divertente in cui uno o più personaggi ha fatto o detto qualcosa di poco intelligente
*****Wan Wan è l'onomatopea del cane, il corrispettivo giapponese del nostro "bau bau". Il gatto invece fà nya nya :)
******in realtà, il naruto è solo un tipo di kamaboko (la guarnizione che si trova nei ramen e nei soba), pasticcio di pesce preparato a forma cilindrica e poi tagliato a fettine. Viene chiamato "naruto" per via del disegno a spirale in centro, il quale dovrebbe ricordare il gorgo nello stretto della città di Naruto .
1 commenti:
molto intiresno, grazie
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