giovedì 20 maggio 2010

Destinazione: Tokyo!

Torno dopo più di un mese di silenzio...

Dopo il casino del vulcano in Islanda, l'occasione di veder avverato il mio sogno chiamato Giappone sembrava essere sfumato. Le probabilità di poter partire comunque, nonostante il vulcano, sembravano remote e la delusione mi stava demoralizzando.

Invece siamo riusciti a sistemare le cose e il 22 aprile ci siamo presentati fiduciosi all'aeroporto "C.Colombo" di Genova.

Sebbene avessimo preso la decisione di provare a rinviare la partenza, questa volta non ho rivelato nulla a nessuno volutamente.
E' strano... e un pò forse me ne vergogno, ma questa faccenda mi ha reso leggermente ...come dire... scaramantica! Più che altro, mi ha resa sensibile all'invidia di certe persone o all'idea che queste certe persone potessero essere in qualche modo contente nel non vedermi più partire.

Paranoie, sicuramente...

Da Genova siamo volati a Roma in 45 minuti e da Roma, alle 14,20 siamo stati imbarcati sul volo diretto a Tokyo (un pò meno di 12 ore). Sul volo (Alitalia), ci hanno servito un pranzo/spuntino e potevamo scegliere tra il menù italiano e quello giapponese...inutile dire su cosa è caduta la scelta.
12 ore su un mezzo di trasporto non sono proprio una pacchia, in particolare se ti trovi in classe economica, dove lo spazio tra una fila di sedili (tre posti) e l'altra è minima e non puoi alzarti sempre per sgranchire le gambe.
Per fortuna avevamo a disposizione lo schermo per guardare film e/o dilettarci nei soliti giochini elettronici passa-tempo. Ho scelto quindi di guardarmi "Up in the air" , una commedia con George Clooney che parla di licenziamenti, solitudine e miglia (molto in tema) e poi di impallarmi su Tetris o provare a dormire...ma 12 ore possono diventare davvero lunghe e il viaggio sembra interminabile.

Finalmente, ecco la voce del personale di bordo annunciare l'atterraggio e l'arrivo a Narita. In aereoporto, dopo aver compilato tutti i moduli integrativi del passaporto non giapponese per mettere piede sul suolo nipponico, siamo accolti dall'autista incaricato di accompagnarci davanti all'albergo (Horidome Villa - Nihonbashi), un ometto sulla sessantina (occhio e croce) con in mano un cartello con la scritta "Ms Bisazza" (che mi ha fatta sentire molto Rossella O'Hara XD).
Dopo esserci presentati alla peggio (=a gesti), veniamo condotti fuori dall'aeroporto di Narita e, dopo una brevissima attesa, sull'auto, una Nissan (tipo Silvia...non sono un'esperta di auto asiatiche): qui veniamo stupiti dalla pulizia del mezzo e ...dal pizzo tipo Sangallo su sedili e poggia testa!! Passi la pulizia, passino anche i guanti bianchi e l'abbigliamento da dirigente (d'azienda, non del traffico) dell'autista..ma i centrini!! Siamo ancora sulla stessa Terra che ospita l'Italia?
Cominciamo a capire perchè i trasferimenti ci siano costati parecchio... e quando dico "parecchio" intendo parecchio!
Partiamo alla volta dell'albergo. L'eccitazione per essere finalmente nella nazione che ho sempre sognato visitare mi obbliga a spalancare gli occhi e guardare tutto, anche se si tratta solo di un autostrada (anche se giapponese). Purtroppo però la stanchezza prende il sopravvento a metà del viaggio e cado nel sonno profondo tanto agoniato sull'aereo per poi svegliarmi di soprassalto qualche decina di metri prima dell'albergo.

Arrivati, prendiamo possesso della nostra stanza (la 911!!), facciamo le foto di rito (quando ti trovi davanti un cesso altamente tecnologico non puoi NON fotografarlo! Anche se si tratta pur sempre di un cesso...), molliamo le valige e usciamo. Essendo ancora scombussolati dal fuso e dal viaggio, decidiamo di rimanere nei dintorni della nostra "casa provvisoria".
Ne approfittiamo quindi per andare a cercare un posticino per far pranzo: quale occasione migliore per provare il gusto del vero sushi giapponese?

Dopo aver girellato un pò troviamo un sushi-bar, fornito delle famosissime riproduzioni in plastica del cibo servito all'interno. Ci ispira, perciò entriamo: veniamo accolti come in Italia non si usa più fare e veniamo fatti accomodare al nostro posto. Davanti a noi il rullo trasportatore appare vuoto, eccezzion fatta di qualche porzione e i cartellini con i prezzi dei singoli piattini. La cameriera, vedendoci titubanti si avvicina e ci spiega il funzionamento (e ci fa vedere come preparare del tè verde con la polvere e il rubinetto d'acqua calda vicino ad ogni posto), accorgendosi però che non siamo ferrati in giapponese (ma và?!). Riusciamo comunque a capire che se vogliamo qualcosa non presente sul rullo, possiamo ordinarlo. Così cominciamo a mangiare e, guardando gli altri, capiamo che i pezzi ordinati vengono messi sopra dei contenitori gialli e che ciò che non si trova sopra, possiamo mangiarlo.

Rispetto a ciò che troviamo in Italia, il pesce con il riso ha praticamente lo stesso sapore se non fosse per una noce di wasabi già presente, che lo rende molto più forte se non ci si è abituati (come me). Tolto questo piccolo particolare (a cui ci si abitua molto presto), è assolutamente buonissimo. In più la varietà è decisamente maggiore!
Usciamo soddisfatti ma non ancora satolli. Per cui, quando ci troviamo davanti ad un ristorante di Tempura, ci sentiamo obbligati ad entrare. L'aspetto della sala ricorda le tavole calde americane, con i tavolini e il posto al bancone, che si affaccia praticamente sulla cucina. La cameriera ci prende l'ordinazione e dopo poca attesa ci troviamo di fronte ad una scodellona traboccante di riso, gamberoni e verdure miste tutto rigorosamente fritto.
Una piccola digressione: in diversi ristoranti i menù sono correlati di immagini esplicative dei diversi piatti, per cui scegliere è stato facile e veloce, un vero aiuto per chi non comprende gli ideogrammi (in alcuni addirittura viene messa a disposizione una traduzione inglese).
Il Tempura si rivela un piatto decisamente squisito ma anche pesantino, soprattutto dopo il sushi. Usciamo dal locale e continuiamo il giro turistico ... ma la stanchezza, la mancanza di sonno e l'abbiocco post pranzo ci costringe a tornare in albergo e andare a dormire (alle 17.30).

Il mattino dopo però le forze vitali sembrano tornare e ci prepariamo per affrontare il primo vero giorno giapponese: si va ad Akihabara!!
Per chi non lo sapesse, Akihabara è il più grosso centro di compravendita esistente al mondo e il suo punto di forza è l'elettronica (definita per questo anche Electric Town). Ovviamente, non solo: è la mecca di ogni appassionato di manga e animazione giapponese, di videogames e modellismo. E' il paradiso dell'hobbistica ad ogni livello!!
Con la metro ad un passo dall'albergo e, soprattutto, con il sistema metropolitano giapponese, raggiungere Akiba (contrazione di Akihabara) è una cosa comoda e semplicissima: dista dalla nostra fermata (Ningyocho) solo due fermate (come potete vedere qui sotto).



Dopo un frappuccino take away da Starbucks e un brevissimo tratto di metro, eccoci approdati ad Akihabara. Ma dall'uscita della stazione ci rendiamo conto di non essere nella via principale, così decidiamo di cercarla: per fortuna, Valentino ha un ottimo senso dell'orientamento e un certo istinto quindi riusciamo quasi subito a trovare la strada giusta. Dico "per fortuna" perchè io mi sarei persa in men che non si dica U_U""
Sulle facciate dei palazzi, spiccano immagini tratte dagli anime e dal concept dei videogiochi: lo stile manga impera, del resto è nato qui :) E noi ci sentiamo subito a casa! Per la strada vediamo addirittura un "Gundam Cafe", ispirato al famosissimo robot, comune denominatore di una miriade di serie animate e cartacee (in cui però non entriamo a causa di una coda fuori dal normale).

L'attrattiva principale di Akihabara quindi si trova nei mille negozi sparpagliati sulla via principale e non: tutti gli edifici nascondono piani e piani di comics, dvd, e modellistica. Ma quando arriviamo noi vediamo le serrande tutte abbassate e diverse persone fare la fila (da noi è impensabile una cosa del genere!). Riusciamo a trovare però un negozio aperto: si tratta di una fumetteria e ci rendiamo conto che è solo l'entrata del palazzo, che ospita 4 piani (ancora chiusi al pubblico). Ci fiondiamo all'interno e facciamo i primi acquisti. Finalmente riesco ad accaparrarmi una rivista antologica interamente dedicata allo Yuri (genere che tratta l'amore tra ragazze...aawh U///U ), Yuri Hime-S!!! Alle 10.00 aprono finalmente anche gli altri e veniamo colti dal delirio: ogni piano merita di essere visitato, ogni negozio di essere sondato, ogni singola cosa di essere analizzata. Riusciamo a vedere solo Gamers (il primo edificio) e 4 piani di K-Books (di cui 2 solo Yellow Submarine) e il portafogli comincia ad alleggerirsi. Sempre nella stessa zona, scoviamo un altro interessantissimo edificio: M's! E' il più grande sexy shop che io abbia mai visto! 8 piani di sex toys, completini sexy, lingerie...e naturalmente cosplay! Decidiamo però di tenerlo buono per il post-pranzo (a base di sushi).
Per evitare di portare le borse degli acquisti in giro, decidiamo di servirci dei Coin Lockers (armadietti a pagamento), presenti in stazione.
Una cosa da tenere ben a mente quando si va ad Akihabara: prepararsi a spendere! E' impossibile entrare in quei negozi senza comprare almeno un gashapon o un manga (a meno che non abbiate questa passione... ma se è così, evitatela pure Akiba).
Torniamo da M's. Per arrivare all'ultimo piano (dove c'è il negozio di cosplay) dobbiamo passare per forza negli altri shop, tra peni finti di ogni colore e dimensione e altri strani toys. Nonostante sia una ragazza, questo non ha causato problemi di nessun tipo: oltre me, ho beccato qualche altra ragazza e qualche donna in carriera... Finalmente, nel piano del cosplay, vedo diversi costumi (tutti femminili) ma anche divise scolastiche e i costumi classici da poliziotta e/o cameriera. Non posso resistere e acquisto la divisa/cosplay di Asuka Soryu Langley
Immersi totalmente nel paese dei balocchi, trascorriamo la giornata tra le scale (strettissime) degli edifici/negozi. Per strada si riversa una quantità spropositata di persone e i marciapiedi (in cui possono passare anche le biciclette) sono affollati di ragazze in cosplay (soprattutto da maid) che fanno pubblicità ai vari Maid Cafè (gran parte riservati al pubblico maschile).
Decidiamo di fare una pausa e prenderci un caffè in una delle tante catene sparse per Tokyo, Excelsior Caffe (che tanto excelsior non è... si sa, noi italiani abbiamo grossi problemi col caffè negli altri paesi).

Per cena, invece, assaggiamo un altro piatto tipico: i Takoyaki*, polpette di polipo fritte con cipolla verde, maionese, salsa okonomiyaki e scagliette di tonno essiccato (Katsuobushi), servite in contenitori di plastica, da consumare per strada. Alla fine siamo stremati: recuperiamo le nostre cose e torniamo in albergo con la metro...

to be continued...


_____________
*piatto tipico del Kansai

2 commenti:

Locomotiva ha detto...

Non ti fermano neanche coi vulcani!
Oggi il Giappone, domani... Il mondo.
Bwahahahaha.

(aspetto con ansia le foto del tecno-cesso) :P

Davy ha detto...

W il tecnocesso! :)

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