domenica 19 aprile 2020
Ritorni al tempo del Covid
Torno a scrivere sul mio vecchio diario di bordo...
A volte si ha bisogno di mettere insieme i pezzi della propria vita e una macchina del tempo come questa può aiutare allo scopo.
Dall'ultima volta che ho scritto tante cose sono cambiate.
Io sono cambiata.
Il mondo intero è cambiato.
Ma iniziamo con ordine.
Avevo guadagnato abbastanza soldi e stress lavorativo da considerare seriamente l'idea di tornare sui libri e quale occasione migliore per ricominciare se non ripartire da dove mi ero interrotta in Hdemia.
L'autolesionismo, che stavo tenendo a bada neanche troppo bene, è tornato a galla in un modo così violento che mi ha spinto a risolvere la questione in maniera definitiva e ufficiale, facendomi seguire dal medico. Questa scelta ha comportato colloqui psichiatrici, farmaci antidepressivi e ansiolitici.
Ma la cosa fondamentale, quella che in seguito mi porterà ad un'inizio guarigione (anche se da certi comportamenti patologici non si guarisce mai del tutto) e il prendere atto non solo del problema ma che la risoluzione poteva, anzi, dipendeva assolutamente solo da me stessa.
Nel frattempo ho cominciato a scardinare piano piano la mia vita costruita fino a quel momento: mi sono tinta i capelli di tutti i colori disponibili, ho lasciato il lavoro (tanto lo odiavo), mi sono tatuata sulle cicatrici alberi spogli, corvi e una lanterna accesa, a simboleggiare la speranza che si accende sempre anche nel buio più oscuro. Volevo crederci assolutamente.
Mi sono lasciata trasportare dai sentimenti e ho chiuso la mia relazione decennale, versando una quantità altissima di lacrime, nonostante fossi stata io a decidere di chiudere.
Sono tornata a casa e con mia mamma abbiamo poi nuovamente cambiato casa, l'ennesimo trasloco.
Solo chi ha fatto coincidere almeno una volta il cambio di abitazione con un cambio di direzione della propria vita, può capire quanto è catartico fare gli scatoloni e passare dal sentirsi nuovi esploratori in preparazione della partenza e terremotati in cerca di stabilità.
Mi sono innamorata di nuovo... anche se forse, col senno di poi, ho capito che lo ero solo io, è so che questa è una consapevolezza amara ma guadagnata. All'inizio però mi sono goduta quel ricominciare, farfalle nello stomaco annesse.
Mi sono tagliata i capelli e li ho tagliati da sola in un atto di rivendicazione della libertà di essere me stessa, a prescindere dal volere altrui. Poi naturalmente me li sono fatta sistemare da chi sa fare la parrucchiera.
Mi sono dedicata allo studio e nel 2016 ho preso la specializzazione in Pittura: avevo deciso che sarebbe stata quella la mia strada, anche se sapevo che non sarebbe stato semplice.
Sempre precaria ma con un nuovo obiettivo...anche se sapevo che era sempre lo stesso. Qualche lavoretto ogni tanto mi aiutava a barcamenarmi, finita la disoccupazione. Lavoravo e poi di nuovo a casa. Ho cambiato lavoro non so più quante volte ma ho preso con rinnovato ottimismo l'essere precaria perché, in questa nuova ottica che stavo costruendo, quel tipo di precariato (l'aver contratti a tempo, a volte anche di brevissima durata) mi stava regalando una libertà che prima non sentivo di avere (anche se era sempre stata lì, alla mia portata). Nel frattempo la mia relazione cresceva a rilento, troppi alti e bassi, a distanza. Quei 45 km mi pesavano come se fossero 200. Mi sarei trasferita soltanto per vivere più serena. Invece cii siamo lasciati la prima volta nel 2017 per decisione sua (il karma stava già bussando alla mia porta).
Crollai... ma questa volta non tornò lo spettro che mi accompagnava fin da bambina. Era sempre lì ma io non gli consegnavo più le chiavi di casa (della mia testa).
Ho riscoperto quello che non volevo ammettere: potevo cavarmela da sola.
Questa consapevolezza però è durata giusto fino al ritorno di colui quello che pensavo fosse l'amore della mia vita.
Mentivo a me stessa e mi raccontavo che questa volta ne sarebbe valsa la pena, avrei ottenuto anch'io la mia fetta di felicità condivisa. Che "Se torna significa che ci tiene davvero a me".
Ma questa volta non volevo più mettere un altro davanti a me.
Sono partita per un viaggio incredibile ma non mentalmente...proprio fisicamente! Aiutata dalla mia famiglia e dagli amici, sono riuscita a rendere reale il mio Grand-Tour, un viaggio in Italia durato un mese, attraversando 12 regioni e toccando 30 città da nord a sud della penisola, Sicilia compresa. Completamente in solitaria, io, che ho sempre condiviso la mia vita con qualcuno. Io, dipendente emotiva fino allo sfinimento (ma questa consapevolezza è arrivata più tardi).
Mi sarei presa cura di me, della mia sicurezza. Avevo "sacrificato" in nome della causa la mia ultima liquidazione e il pagamento di un murales che avevo dipinto nel frattempo. Mi spostavo prevalentemente in treno, quando non c'erano alternative in autobus, traghetto ma quando queste possibilità erano negate ho camminato. Tanto! E la cosa mi è piaciuta un casino.
Allo scadere del giro, in cui ho cominciato inconsciamente a lavorare su di me, oltre a prendere ogni tipo di ispirazione visiva, mi apprestavo a tornare alla normalità. Sapevo che ad attendermi c'era nuovamente lui, anche se la mia fiducia nel nostro rapporto non aveva smesso di vacillare. Ma nonostante i miei dubbi lui c'era, ed era anche tutto sommato ben disposto a riaccogliermi nella sua quotidianità, anche se con qualche riserva. Non volevo più essere un peso nella relazione. Cercavo di tenere a bada insicurezze e gelosie e per un certo periodo ci sono anche riuscita.
Mi davo da fare per quanto possibile e lui anche. Stavamo bene, certo. Ma non era abbastanza.
Un castello di carte, per quanto grosse e spesse possano essere, rimane un castello fatto di carta, cartone al massimo. Ma basta una folata di vento e manda tutto all'aria.
E così, dopo altri 2 anni e mezzo (per un totale di 5) ecco che mi ritrovo di nuovo, inesorabilmente single, mollata esattamente come 2 anni e mezzo prima. Se sono crollata di nuovo? Sì certo, o almeno credevo. Poi però ti accorgi che quello che non ti ha ammazzato una volta non può ammazzarti neanche una seconda. Che anche se non lo ammetti a te stessa, sei più forte del dolore, delle lacrime, del ricordo e delle mancanze.
C'era una frase che mi ha sempre accompagnato, ed è un suo regalo inconsapevole:
"Devi andare avanti, senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro, perché, se è rimasto dietro, significa che non voleva accompagnarti nel tuo viaggio".
Ed ecco che entra in scena l'inaspettato, qualcosa che nessuno mai avrebbe pensato di vivere: da febbraio abbiamo assistito al diffondersi di un contagio, un virus della famiglia dei Corona Virus ci avrebbe tolto la libertà come la intendiamo. Ad altri, moltissimi altri però ha tolto molto di più: ad oggi nel mondo contiamo 154.350 vittime, di cui 23.277 solo in Italia. La cosa peggiore non è tanto la morte in sé quanto ciò che le accade intorno, prima e dopo. Sei solo, e come te, tutti i tuoi affetti. Nessuno può accompagnarti, se non il personale sanitario, il settore più colpito proprio dal virus che tentano di combattere.
Dal 13 Marzo viviamo in quarantena, non ci si può spostare da comune a comune, se non per importanti e conclamate ragioni lavorative o di salute. Hanno chiuso la maggior parte delle attività che prevedevano la socialità, lo stare a contatto. Si sta a casa. Tutti.
A inizio anno ho aperto la partita IVA, passo azzardato forse ma che, ad oggi, nonostante la chiusura anche della mia tipologia di attività, ringrazio perché ora sono tutelata, seppur precaria (come sempre, del resto...solo che ora lo si è tutti un po' di più).
Mi sono ritrovata quindi a vivere gli strascichi emotivi dell'abbandono chiusa in casa, lontana dalla mondanità e come me tutti quanti. A volte penso che l'universo stia cercando di proteggere me, grandissima testina di cazzo. Come se mi dicesse "ascolta, hai già fatto cazzate per 20 anni, adesso ti indirizzo io, limito i danni al posto tuo. Ti chiudo in casa così ti costringo a capire da che parte sei girata, quali sono le cose che devi mettere a posto dentro di te e poi forse FORSE ti lascio avvicinare a qualcuno che abbia almeno delle patologie mentali compatibili con le tue. Prima però lavorare su te stessa, devi impegnarti". Ok, si scherza...sono egocentrica ma non così tanto da credere che l'universo ruoti attorno a me. Nonostante questo ringrazio perché io sto cominciando a lavorare davvero su di me, con i miei tempi, ma ci provo... E l'aver ricominciato a scrivere è una prova!
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