sabato 12 febbraio 2011

Cosa vuol dire essere Donna?


Oggi in tutta Italia la Donna è chiamata a manifestare per difendere la propria dignità, evidentemente offesa dalle ultime vicende che, purtroppo mi duole dover chiamare, "politiche".
"Se non ora, quando?" è lo slogan-titolo di questa enorme "chiamata alle armi" delle donne e degli "amici delle donne", che si sta svolgendo proprio ora.

Io, invece di essere a Savona a manifestare, sono qui a riflettere su cosa vuol dire oggi scendere in piazza e, soprattutto, su cosa vuol dire essere donna oggi.
Il manifesto (che troverete cliccando l'immagine-simbolo dell'iniziativa, postata qui sopra) comincia con l'elenco delle varie attività che la Donna svolge nella Società e dell'importanza che ha in essa. Poi un concetto, che riporto testualmente:

"Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici."

Ora... Com'è possibile, mi chiedo, che la Donna che oggi scende in piazza per difendere la propria dignità, ieri non l'ha fatto? Perché ancora una volta attendiamo che sia qualcun'altro a dirci cosa fare? Ci voleva un Rubygate per scatenare l'ira delle femministe (che credevo scomparse)?
Quello che il manifesto di "Se non ora, quando?" denuncia, in realtà, è un costume ormai vecchio e molto italiano che non colpisce solo la femminilità ma tutto il mondo delle giovani generazioni (se non hai parenti importanti non sei nessuno, se non hai raccomandazioni non vai da nessuna parte). Ci si sveglia sempre troppo tardi.

Io sono una giovane donna e come tale forse dovrei scendere in piazza...ma sono molto combattuta perché non riesco ad essere completamente d'accordo con questa mobilitazione praticamente internazionale (sono previsti cortei in varie capitali e città estere come Amsterdam, Berlino, Boston, Lisbona, ecc...). Più che "se non ora, quando" mi viene da chiedere "perché solo ora?": noi donne dovremmo manifestare tutti i giorni, non solo per contestare un sistema che è (purtroppo) solo la punta dell'iceberg!
Non ci dobbiamo indignare troppo se qualcuna decide di usare delle scorciatoie per arrivare dove vuole, quanto piuttosto che ancora oggi, all'alba della Fine del Mondo proclamata dai Maya, non ci si possa mettere una minigonna perché si è troppo "volgari", perché se non ci si veste femminili non si è abbastanza donna, se oggi un uomo (a parità di impiego e capacità) prende più soldi solo perché è biologicamente diverso (e per alcuni, migliore). Dovremmo indignarci tutti i giorni sentendo i soliti commenti degli uomini su cosa dovrebbe e cosa non dovrebbe fare una donna, su come dovrebbe vivere. Dovremmo indignarci ogni giorno per gli stupri e le violenze. Dovremmo inorridire perché a decidere che uso fare del nostro utero ci sono ancora gli uomini (e la chiesa).

La donna-oggetto non è la velina o la starlet o la prostituta: siamo tutte donne-oggetto per certi uomini! E' la mentalità comune che deve cambiare e le prime a farlo dobbiamo essere noi, cominciando a smettere di giudicare le altre donne e demonizzando per prime il nostro corpo.

Non basta una manifestazione creata ad hoc... dovremmo imparare a solidarizzare tra noi...

Essere Donne tra le donne, con le altre donne in qualità di donne. E smettiamo di chiedere permesso agli uomini per essere ciò che siamo!

3 commenti:

Locomotiva ha detto...

ho anch'io un po' il dubbio del pessimo tempismo di 'sta pensata.
Fatta così, puzza lontano di un chilometro di un pretesto per mettere nei guai "quello là".

Già il sindacato paga il fatto di essere sceso in piazza spesso, nel passato, per ragioni di partito.
Ed anche il "Family day" berlusconiano di qualche anno fa sfruttava un'idea sensata per farsi un po' di fattacci propri.

Pericoloso, molto pericoloso farsi strumentalizzati per interessi di poltrone e di bassa macelleria politica.
É un po' come gridare "Al lupo, al lupo": la gente comune fa spallucce, è tutta la solita manovra.

Ne sono convinto più di tanto che sia un gran sistema scendere in piazza, per questo motivo.

L'azione dovrebbe venire dall'interno: cambiare canale per i programmi muniti di valletta in minigonna, non comprare il panno che fa pubblicità con il batuffolo di polvere che bussa e il matrito sbuffa "è per te" (Donna, schiava, pulisci). Toccarli sul soldo.

Scendere in piazza, anche al momento giusto, e poi continuare a comprare roba pubblicizzata con allusioni sessuali serve pochino, mi pare.

Mistress Ashura ha detto...

Condivido il discorso sulla pubblicità...
Guarda, io sono per la protesta, non lo nego! Quante volte mi son detta "qui bisogna farsi sentire!" ma c'è un tempo e un luogo per tutto.
La manifestazione di oggi, per quanto possa esser stata fatta in buona fede, non mi ha convinto perché rischia (come del resto hai detto tu) di diventare la solita tribuna politica (nonostante l'organizzazione della manifestazione ha "bannato" i politici da questa).
E' vero, siamo in un periodo grigio e sarebbe anche giusto manifestare ma dobbiamo prima cercare di cambiare le cose in casa nostra e poi, dopo, si pensa alla piazza. Finché non cambia la mentalità corrente della donna, non andremo proprio da nessuna parte!
Soprattutto se, come al solito, ci facciamo la guerra da sole: noi per prime sbagliamo quando giudichiamo altre donne come se fossimo uomini!

Mistress Ashura ha detto...

sai però qual'è la cosa che più mi da fastidio? Che quella poveretta della Gelmini abbia considerato le manifestanti "poche radical chic"...

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