
« Egli era per così dire tutto impregnato d’arte […]. Dal padre appunto ebbe il culto delle cose d’arte, il culto spassionato della bellezza, il paradossale disprezzo de' pregiudizi, l'avidità del piacere. […] fin dal principio egli fu prodigo di sé; poiché la grande forza sensitiva, ond’egli era dotato, non si stancava mai di fornire tesori alle sue prodigalità. Ma l’espansione di quella forza era in la distruzione di un’altra forza, della forza morale che il padre stesso non aveva ritegno a reprimere. [...] Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: bisogna fare la propria vita come un’opera d’arte. Bisogna che la vita d'un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. »
(G. D'Annunzio, Il piacere, libro I, cap. II)
...preso pari pari da Wikipedia (lungi da me sembrare una donna di cultura...)
Per quanto io detesti cordialmente D'Annunzio, mi è balenato nella mente il ricordo del suo "Il Piacere", o per lo più, di una frase in particolare sulla vita come opera d'arte. Vivo uno stato di rivoluzione ma nello stesso momento è anche, paradossalmente, fase di stallo... Possibile che io abbia accantonato i miei sogni di gloria? Possibile che mi si riduca a vivere la vita come una banale successione di giorni tutti uguali, condita dai soliti impegni e le solite facce scialbe?
I'm ordinary person...Really??
ps: mi sono iscritta ad un corso d'inglese!


